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Nuovi settori in espansione, la Crescita del Commercio Elettronico nel mercato italiano.

Postato in Gennaio 14, 2019 alle 7:30 am da / No Comments

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L’impennata dell’e-Commerce in Italia.

Con una crescita del 17% nell’ultimo anno, il mercato dell’e-Commerce continua a crescere vertiginosamente raggiungendo un valore di 19 Miliardi di Euro.

Durante l’e-Commerce Forum svoltosi il 18 ed il 19 Maggio a Milano sono stati resi pubblici dei dati molto interes14santi sul mondo del commercio online che ha registrato una crescita media del 17% in termini di valore degli acquisti conclusi online attraverso negozi online e piattaforme e-Commerce.

Il valore degli acquisti online è in costante crescita già dal 2010, anno in cui il totale delle transazioni si aggirava intorno agli 8 miliardi di Euro, fino ad arrivare, nel 2016 a poco più di 19 miliardi di euro, registrando una crescita del 140% in soli 6 anni.

In questo scenario, risulta molto rilevante la diffusione dei dispositivi mobili quali smartphone e tablet, i quali sono utilizzati dagli acquirenti per circa un quarto degli acquisti effettuati online.

L’apertura di un e-Commerce rappresenta un’opportunità sempre maggiore per le piccole e medie imprese italiane e, come già detto nell’articolo Il vino e l’e-Commerce secondo Jack Ma, potrebbe aiutare le aziende italiane ad incrementare il volume di esportazioni all’estero supportando positivamente la crescita del PIL nazionale.

Nuovi settori in crescita.

Se nel quadro evidenziato da Roberto Liscia, confermato lo scorso febbraio alla presidenza del Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, il turismo, «che in Italia fino a poco tempo fa rappresentava più del 50 per cento» è sceso a quota 44 per cento, «a crescere in maniera significativa sono state l’informatica e, a sorpresa, l’abbigliamento ormai arrivato a pesare per il 10 per cento, mentre arredamento e food & grocery hanno rappresentato la vera novità, non solo di quest’anno».

Stando alle previsioni, proprio l’ambito food che, al momento, cuba solo il 3 per cento, «arriverà nei prossimi dieci anni a ritagliarsi, a livello globale, la fetta più grossa del commercio elettronico platenario».

L’Italia cresce ma non abbastanza.

Ciò detto, ammontano a tre le differenze sostanziali che differenziano l’Italia dal resto d’Europa. La prima evidenziata da Liscia è rappresentata dal gap registrato tra chi, da noi, naviga online, e sono circa in tutto 31 milioni di persone, e gli e-shopper reali, che abbiamo scritto ammontare a quasi 21 milioni, per una differenza di dieci milioni di individui che vanno sul web ma non effettuano alcun acquisto.

A questo primo gap se ne aggiunge un secondo rappresentato dagli italiani che su Internet non approdano in alcun modo cui si somma un terzo, e ultimo, elemento secondo cui i nostri quasi 21 milioni di e-shopper acquistano per un valore inferiore del 50 per cento rispetto al resto d’Europa.

«Numeri alla mano – è l’ulteriore precisazione di Liscia – è, però, altrettanto vero che il mercato dell’e-commerce italiano è cresciuto del 37 per cento in tre anni e che, nello stesso lasso di tempo, il numero degli acquirenti online è aumentato “solo” del 26 per cento, a significare che chi acquista lo fa con un numero di transazioni più alto e per un valore più elevato».

Le previsioni.

Da qui l’ipotesi di un mercato del commercio elettronico che, in Italia, alla fine del 2017, dovrebbe crescere del 19 per cento e raggiungere quota 23 miliardi di euro: «Molto e bene, ma non abbastanza» secondo Liscia.
Come già accennato, i settori che giocheranno un ruolo di primo piano si confermano il food e il fashion: «Pur in ritardo rispetto a Francia e Inghilterra, il primo si sta muovendo per recuperare terreno da una posizione più avanzata nell’apprezzare la consegna a domicilio dei prodotti “ready to eat”.

Messi da parte i timori di ridurre il valore delle proprietà immobiliari o lo store traffic dei propri punti vendita – come confermato dal presidente di Netcomm – tutti i maggiori distributori dell’alimentare hanno in pancia un progetto di e-commerce. «A sua volta, il fashion risente positivamente dall’essere stato il primo settore a creare un concetto di multicanalità utile a fondere tra loro l’universo online con quello offline».

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